lunedì 26 gennaio 2009



Domani, 27 gennaio, sarà il " giorno della memoria". Giorno per ricordare che fino a 50 anni fa, o poco più, non tutti gli uomini erano liberi o, peggio ancora, non tutti gli uomini erano considerati tali.


Sono passati 4 anni da quando mi recai in gita scolastica ad Auschwitz, Matthausen e Birkenau. E non posso dimenticare nulla di ciò che vidi, e provai. Avevamo già precedentemente letto libri, visto foto, ascoltato testimonianze a riguardo ed era sicuramente già vivo in me un sentimento di angoscia e frustrazione. 6 milioni di persone uccise per la volontà di un popolo di tornare ad essere "grande", di essere "il solo", per la ricerca "della perfezione di una razza", senza tenere conto che l'unica RAZZA è quella UMANA. Niente di tutta questa preparazione poteva bastare a colmare quel senso di VUOTO ANGOSCIANTE che sentii quando, parcheggiato il pulman, mi trovai sotto la scritta:




"ARBEIT MACHT FREI".


Recentemente al cinema ho visto "Il bambino col pigiama a righe" e devo ammettere che in poco più di un ora ho rivissuto quello che ho sentito là dentro: lo stesso strazio.

Troppo spesso per accettare questi avvenimenti si cerca di evitarne il ricordo. Invece è importante RICORDARE, perchè nulla di tutto ciò possa ripetersi di nuovo.












Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi






venerdì 9 gennaio 2009

SOMETHING'S CHANGING



"Qualcosa sta cambiando".


Una notte, qualche mese fa, ho espresso queste parole, miste a lacrime di commozione, ascoltando un discorso in televisione e ho pensato che la mia tesina per la maturità dovesse cominciare con l'esaltazione della lotta per rendere reale l'impossibile. Era la notte tra il 4 e 5 novembre scorso quando un'abbondante maggioranza del paese più potente del mondo, gli U.S.A., ha eletto presidente un uomo giovane, di colore, di origini afro-americane, restituendo la speranza in un mondo migliore a chi, forse, l'aveva dimenticata.


Questo è il discorso che ascoltai:




If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible, who still wonders if the dream of our Founders is alive in our time, who still questions the power of our democracy, tonight is your answer. It’s the answer told by lines that stretched around schools and churches in numbers this nation has never seen, by people who waited three hours and four hours, many for the first time in their lives, because they believe that this time must be different, that their voices could be that difference. It’s the answer spoken by young and old, rich and poor, Democrat and Republican, black, white, Hispanic, Asian, Native American, gay, straight, disabled and not disabled. American who sent a message to the world that we have never been just a collection of individuals or a collection of red states and blue states; we are and always will be the United States Of America. It’s the answer that led those who’ve been told for so long by so many to be cynical and fearful and doubtful about what we can achieve to put their hands on the are of History and bend it once more toward the hope of a better day.